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Bosnia-Erzegovina

Nel cuore della regione balcanica occidentale, la Bosnia ed Erzegovina è composta da due entità geografiche distinte e unite dalla Storia, che le ha lasciato solo un piccolissimo affaccio sull’Adriatico, incuneato nella costa croata.

Entrambe le regioni sono prevalentemente montuose e collinari. La Bosnia, maggiormente ricca d'acqua, concentra in sé la maggior parte dei boschi, che coprono circa il 40% del territorio del Paese, con ampie zone ancora ricche di biodiversità.

Gli inverni lunghi e rigidi, le estati brevi ma spesso afose, le precipitazioni frequenti e abbondanti, le forti escursioni termiche, le vallate chiuse hanno contribuito a favorire gli insediamenti soprattutto nelle depressioni carsiche.

Illìri, Romani, Goti, Bizantini, Àvari… si sono avvicendati nel dominio sulla regione fino all’insediamento stabile delle popolazioni slave durante il Medioevo, con esperienze culturali e religiose originali come il Bogomilismo. Poi, ai margini della Repubblica di Venezia, la dominazione turco-ottomana con l’affermarsi della religione islamica: in posizione maggioritaria, ma non dominante, accanto a quelle ortodossa, cattolica ed ebraica. Un crogiuolo di culture e di fedi sopravvissuto anche alla dominazione austro-ungarica e alle due guerre mondiali.

La Resistenza partorì la Jugoslavia del Maresciallo Tito, comandante della lotta al nazifascismo e fondatore di un regime comunista con una forte impronta personalistica, orgogliosamente indipendente dall’Unione Sovietica. Pur essendo una delle regioni più povere, la Bosnia-Erzegovina trovò la sua posizione e la sua funzione politica, culturale ed economica nella piccola galassia della federazione delle repubbliche jugoslave.

La pacifica convivenza di secoli di Storia, nel cuore dell’Europa, appena al di là dell’Adriatico, esplose improvvisamente con la fine dei regimi comunisti e con la morte di Tito, devastando la Bosnia con la sanguinosa guerra civile degli anni Novanta. Etnie, lingue, religioni, che non avevano mai sofferto e spesso nemmeno percepito le differenze, divennero nemiche inconciliabili.

Non è stato e non è tuttora facile, per un Paese distrutto e con scarse risorse, ricostruire le infrastrutture e ammodernare i servizi di base; e non è stato e non è tuttora facile ricomporre la pacifica convivenza in un sistema sociopolitico che, di fatto, è ancora sotto il controllo internazionale e dalla comunità internazionale è ancora sostenuto e aiutato.

L’eredità della guerra pesa con le sue mine inesplose che, nonostante gli anni di sminamento e di catalogazione dei campi, ancora minacciano di colpire a tradimento; e, soprattutto, pesa sulle coscienze con i suoi moniti e i suoi interrogativi.

 

Cittadini della Bosnia-Erzegovina residenti in Italia al 1° gennaio 2016 (Dati ISTAT)

I bosniaci residenti in Italia sono 27.199, pari allo 0,54% degli stranieri residenti nel nostro Paese (5.026.153 in totale), con una diminuzione di -7,6% rispetto all’anno precedente.

La comunità più numerosa (il 28,5%) è in Veneto, con 7.752 presenze; seguono Lombardia con 4.379 presenze (16,1%), Friuli-Venezia Giulia con 3.375 (12,4%), Lazio con 2.773 (10,2%), ed Emilia-Romagna con 2.551 (9,4%). È evidente che la distribuzione territoriale non corrisponde solo alle possibilità occupazionali, ma anche ad una naturale vicinanza storico-geografica con il nord-est.

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