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Repubblica Dominicana

La Repubblica Dominicana occupa i due terzi della parte orientale dell’isola di Hispaniola, nell’arcipelago caraibico delle Grande Antille. Il suo territorio è dominato dalla sezione più aspra ed elevata della Cordillera Central, con il Pico Duarte la cima più alta dei Caraibi. L’area costiera è occupata da due fertili pianure. Gode di un clima tropicale.

Scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492, divenne colonia spagnola e durante questa dominazione furono sterminati gli abitanti indigeni che vennero sostituiti con schiavi neri provenienti dall’Africa. Consistente è la presenza di immigrati europei.

La storia della sua indipendenza dalla Spagna è segnata da conflitti continui con i vicini abitanti di Haiti che la occuparono dal 1821 al 1844. Se l’occupazione haitiana ebbe il merito di consentire la definitiva emancipazione degli schiavi dominicani, inasprì i contrasti tra le due popolazioni dell’Isola dovuti a differenze etniche e culturali tutt’oggi inconciliabili.

La storia recente del Paese è fortemente contrassegnata dalla pesanti ingerenze da parte degli Stati Uniti nelle vicende di politica interna. Dopo decenni di governi dittatoriali oggi la forma di governo è una repubblica presidenziale rappresentativa.

La capitale è Santo Domingo, principale polo produttivo e maggior insediamento, in cui si concentrano i due terzi degli abitanti.

La Repubblica Dominicana fonda la sua economia sull’agricoltura con una discreta produzione di canna da zucchero e caffè, assorbita dal mercato statunitense. Il settore industriale è legato essenzialmente alla trasformazione alimentare. L’industria estrattiva ha abbandonato la produzione di bauxite, lasciando il posto al nichel, che rappresenta una voce importante nelle esportazioni, all’oro e all’argento.

Buone fonti di valuta sono rappresentate dal turismo e dalle rimesse degli emigrati anche se il bilancio economico resta in passivo.

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